venerdì 5 ottobre 2007

Mistici e paranoici 2.0









Tutto sommato non può che esistere una sostanziale corrispondenza tra l’aberrazione di colui che è colpito dalla “Sindrome di Gerusalemme” e l’aberrazione di colui che si sveglia, ogni mattina, con la netta convinzione di “incarnare” l’ultimo successore, in quanto erede vivente in linea diretta, del principe degli apostoli Pietro; di percepire, attorno alla proria epidermide, una brezza di santità e di investitura sovrannaturale, in quanto vicario di Dio; di detenere un potere universale, superiore e indipendente da qualsiasi altro potere terreno; di costituire la suprema autorità della terra nell’ordine dello spirito e della morale, il più delle volte infallibile; di possedere le chiavi di un regno che non è di questa terra; infine, di avere alcune importanti missioni da compiere per conto di Dio.

Epperò una differenza esiste: se per guarire dalla sindrome gerosolimitana sono sufficienti, di solito, un paio di pillole, per il secondo tipo di sindrome non è stato scovato, sinora, alcun rimedio.


Ipse dixit:
“Mi chiamo Paolo, ma il mio nome è Pietro”.
Giovanni Battista Montini, 10 giugno 1969.

martedì 2 ottobre 2007

Mistici e paranoici














I malati che a Gerusalemme stanno da Dio.

Si chiama “Sindrome di Gerusalemme”. I sintomi? Disturbi della personalità, istinti messianici, tendenza a credersi padreterni. Viene curata in una clinica specializzata che ha due reparti: Vecchio e Nuovo Testamento.

Gerusalemme. Un profeta di nome Hans. È il ragazzo tedesco che qualche settimana fa, convinto di essere Gesù di Nazaret in procinto di entrare trionfalmente a Gerusalemme, cercava, nudo, un varco fra le mura della cittadella di David. Ma Hans è soltanto l’ultimo autentico falso Messia che la Città santa delle tre religioni monoteiste produce ogni anno. Anche a lui, come a molti altri, è stato prestato soccorso. Ricoverato, secondo una procedura rodata, all’Hadassah Hebrew Hospital di Gerusalemme, dove la polizia scorta i turisti che non sono in sé. Data la sua resistenza ad abbandonare l’identità divina, è stato poi trasferito all’ospedale psichiatrico Kfar Saul, specializzato nella cura di un disturbo mentale geograficamente localizzato: la cosiddetta “Sindrome di Gerusalemme”. la struttura, tra le migliori d’Israele, è specializzata nell’assistenza a quei turisti che, giunti in Terra santa in cerca di Dio, finiscono per perdere la testa, identificandosi con un personaggio biblico: confusi dal sovrapporsi cittadino di misticismo e modernità e dalla stratificazione dei luoghi simbolo delle tre fedi. Una sindrome identificata quindici anni fa dal dottor Yair Bar-El, ex primario di Kfar Saul, oggi capo del servizio psichiatrico regionale al ministero della Sanità, dopo aver studiato i sintomi di 470 internati fra 1979 e 1993. Ma la patologia era già stata diagnosticata negli anni Trenta dal dottor Heinz Herman, e riconosciuta perfino nello spaesamento dei pellegrini descritto dalle cronache medioevali. A soggetti molto sensibili basta un giorno in città per finire preda del delirio mistico che li porta ad assumere comportamenti bizzarri, attribuendosi identità divine che spaziano da Elia a Davide, dal Battista alla Maddalena.

“Sono come fan” spiega il dottor Moshe Kalian “delusi dalla scoperta che l’attore preferito non è il personaggio del film: vengono qui a cercare la città celeste e ne trovano una estremamente terrena”. La trasformano dunque in sipario, soprattutto in prossimità delle festività, Natale per i cristiani, Pasqua per gli ebrei. Sì perché i malati si dividono equamente fra le due fedi, tanto che l’ospedale psichiatrico ospita i pazienti in due sezioni divise in Vecchio e Nuovo Testamento. Ultimamente, però, con la crescita del proselitismo evangelico, sono soprattutto i pellegrini americani e nordeuropei a essere colpiti dalla follia gerosolimita. “Persone giovani e poco istruite” dice kalian “provenienti da famiglie religiose, dove la Bibbia è letta quotidianamente. Affetti da problemi mentali anche a casa, a Gerusalemme esplodono. I cattolici sono l’un per cento: merito del sacramento della confessione, che per molti funziona come terapia”. All’inizio i sintomi sono simili: lo stato confusionale diventa bisogno ossessivo di purificarsi attraverso bagni, depilazione, taglio di unghie e capelli. C’è chi si spoglia e chi cerca abiti consoni al personaggio prescelto, meglio se bianchi, utilizzando spesso lenzuola d’albergo. Poi ciascuno declina la sindrome a modo proprio: lasciandosi andare a confusi sermoni, declamazioni bibliche o marce a piedi nudi verso luoghi topici.

Certo, non tutti finiscono a Kfar Saul: nessuna legge vieta di arringare la folla o di abbigliarsi in modo ridicolo. Solo una cinquantina di persone l’anno, le più moleste, necessitano di cure. Come l’insegnante danese che dialogava, urlando a squarciagola, con la Vergine assisa, guarda un po’, sulla cupola della moschea di Omar. Invitato dalla polizia ad abbassare il tono, si è scagliato su chi impediva la “sacra conversazione”. O l’imprenditore canadese convinto di essere Sansone, chiamato spostare le pietre del Muro del Pianto. E ancora il tedesco che occupò la cucina di un albergo per preparare l’Ultima cena. Se le donne tendono a identificarsi con la Vergine, c’è anche il caso della signora che “randellava” con rami d’ulivo i visitatori del Santo Sepolcro. Si presentò come profetessa del Getsemani. Spesso, basta un sedativo o della melatonina per tornare in sé: ma l’esperienza è così devastante che i pazienti, vergognosi, rifiutano di parlarne coi medici. Il recupero totale si ottiene allontanandoli dal Paese. Qualcuno ha fatto della propria follia una questione politica come Dennis Rohan, l’australiano che nel lontano 1969 tentò di dar fuoco alla moschea di Al-Aqsa. Non è escluso che anche David Koresh fosse affetto dalla sindrome quando, tornato negli Usa da un soggiorno in Israele, si proclamò Messia e fondò la tristemente setta di Waco. Israele prende molto sul serio la malattia, tanto che oltre a poliziotti e medici anche le guide turistiche e il personale d’albergo sono istruiti a riconoscerne i sintomi. Ormai noti anche ai militari dell’Autorità palestinese: che riconsegnano puntualmente agli israeliani falsi Battista coperti di pelli, che, puntando sul Giordano, ne attraversano il territorio. “Con il calo turistico legato alla seconda intifada” dice de Gregory Katz, capo del Pronto soccorso di Kfar Saul “i casi sono diminuiti. Ma non appena torna un po’ di calma si ripresentano...”.

Anna Lombardi, La repubblica, 28/09/2007

mercoledì 26 settembre 2007

Umano, troppo umano


Cristianesimo come antichità

Quando, in un mattino di domenica, sentiamo suonare le vecchie campane, ci chiediamo: ma è possibile? Tutto questo per un ebreo crocifisso duemila anni fa, che diceva di essere il figlio di Dio! La prova di questa affermazione manca. Senza dubbio, ai nostri tempi la religione cristiana è un’antichità che emerge da un’epoca remotissima, il fatto che si presti fede a quella affermazione, mentre di solito si esamina con tanto rigore ogni pretesa, è forse il frammento più antico di questa eredità. Un dio che fa figli con una donna mortale; un saggio che esorta a non lavorare più, a non tener più tribunali, ma a pensare alla prossima fine del mondo; una giustizia che accetta l’innocente come capro espiatorio; qualcuno che comanda ai suoi discepoli di bere il suo sangue; preghiere per interventi miracolosi; peccati commessi contro un dio ed espiati da un dio; paura di un aldilà, la porta del quale è la morte; il segno della croce come simbolo nel mezzo di un’epoca che non conosce più la condanna e l’umiliazione della croce: quanto orridamente ci alita contro tutto ciò, come dal sepolcro di un passato antichissimo! Dovremmo dunque credere che ancora si crede a questo?

Essere religiosi con vantaggio

Ci sono persone lucide e abili nel loro lavoro, alle quali la religione sta cucita come un orlo di umanità superiore: queste fanno molto bene a restare religiose, ciò le rende più belle. Tutti coloro che non si intendono di qualche mestiere di armi – e tra le armi vanno annoverate anche lingua e penna – diventano servili: ad essi la religione torna molto utile, perché così la loro servilità prende l’abito della virtù cristiana e ne esce sorprendentemente abbellita. Le persone alle quali la vita quotidiana appare troppo vuota e monotona, facilmente diventano religiose: ciò è comprensibile e scusabile; solo che non hanno alcun diritto di esigere religiosità da coloro per i quali la vita quotidiana non scorre vuota e monotona.

Il cristiano comune

Se il cristianesimo avesse ragione predicando un dio vendicatore, il peccato universale, la predestinazione e il pericolo della dannazione eterna, sarebbe segno di stoltezza e di mancanza di carattere non farsi preti, apostoli o eremiti e non lavorare angosciati e tremanti unicamente alla propria salvezza; non avrebbe senso trascurare il premio eterno per la comodità temporanea. Presupposto che in genere si creda, il cristiano comune è una figura miserevole, un uomo che veramente non sa contare sino a tre e che del resto, per la sua incapacità mentale, non meriterebbe di essere punito così duramente come il cristianesimo gli promette.

Zaino dei metafisici

A tutti quelli che fanno gran vanto della scientificità della loro metafisica, non si deve rispondere per niente; basta tirarli per il fagotto che, con qualche timidezza, tengon nascosto dietro le spalle; se si riesce ad aprirlo, vengono alla luce, con loro vergogna, i risultati di quella scientificità: un piccolo caro signoriddio, una graziosa immortalità, forse un po’ di spiritismo e in ogni caso tutto un intricato mucchio di miseria da poveri peccatori e di albagia farisaica.

Cristomani, non cristiani!

Questo, dunque, sarebbe il vostro cristianesimo! – Per far adirare gli uomini lodate “Dio e i suoi santi”; e viceversa, quando volete lodare gli uomini, vi spingete tanto in là che Dio e i suoi santi si debbono adirare. – Vorrei che imparaste almeno le maniere cristiane, dato che tanto mancate del garbo di un cuore cristiano.

La preghiera

Solo con due premesse il pregare – quest’usanza dei tempi antichi non ancora completamente estinta – avrebbe un senso: dovrebbe essere possibile persuadere o dissuadere la divinità, e chi prega dovrebbe saper meglio di ogni altro di che cosa abbia bisogno, che cosa per lui sia veramente da desiderare. Ma queste due premesse, accolte e tramandate in tutte le altre religioni, furono negate proprio dal cristianesimo; se esso tuttavia conservò la preghiera, nonostante la sua fede in una ragione divina onnisciente e onniprevidente, la quale appunto rende in fondo la preghiera priva di senso, anzi sacrilega, - anche in questo mostrò ancora una volta la sua ammirevole astuzia di serpente; perché un comandamento chiaro, “non pregare”, avrebbe portato i cristiani per noia a un non-cristianesimo. Nell’ora et labora cristiano, l’ora tiene il posto del piacere: e che cosa avrebbero fatto senza l’ora quegli infelici che si negarono al labora, i santi! – ma intrattenersi con Dio, chiedergli ogni sorta di cose piacevoli, e divertirsi persino un po’ sul fatto di esser tanto folli da avere ancora desideri, nonostante un padre così eccellente, - questa fu per i santi un’ottima invenzione.

Sul futuro del cristianesimo

Sullo scomparire del cristianesimo, e su quali saranno le zone in cui esso cederà più lentamente, ci si può permettere una supposizione, se si considera per quali motivi e dove il protestantesimo si è propagato con tanta virulenza. Esso, come è noto, prometteva di dare molto più a buon mercato tutto quel che dava la vecchia chiesa, ossia senza costosi uffici funebri, senza pellegrinaggi, senza lo sfarzo e la sontuosità preteschi; si diffuse soprattutto nelle nazioni nordiche, meno profondamente radicate di quelle meridionali nel simbolismo della vecchia chiesa e nel gusto per la forma; nel cristianesimo di queste ultime sopravviveva il molto più potente paganesimo religioso, mentre nel nord il cristianesimo significava un contrasto e una rottura con le antiche tradizioni patrie e fu perciò sin dall’inizio un fatto più del pensiero che dei sensi, ma – appunto per questo – anche più fanatico e caparbio nei tempi di pericolo. Se si riesce a sradicare il cristianesimo dal terreno del pensiero, è facile comprendere dove esso comincerà a scomparire: ossia proprio là dove si difenderà più duramente. Altrove si piegherà, ma non si spezzerà, perderà foglie, ma ne metterà di nuove – perché là i sensi e non i pensieri hanno preso partito per esso. Ma sono anche i sensi ad alimentare la credenza che, nonostante tutto il dispendio della chiesa, si amministri pur sempre meglio e più comodamente che con i rigorosi rapporti di lavoro e salario: infatti in quale conto non si tiene l’ozio (o la mezza pigrizia), non appena se ne è presa l’abitudine! A un mondo scristianizzato i sensi obiettano che in esso si deve lavorar troppo e che troppo scarso è il guadagno di ozio: prendono il partito della magia, cioè preferiscono far lavorare Dio in loro vece (oremus nos, Deus leboret!).


Bibliografia:
Friedrich W. Nietzsche, Umano, troppo umano, Newton C., Roma, 1993


mercoledì 4 luglio 2007

Vescovi e sacerdoti a Palazzo Venezia











Le parole di un parroco.

A me, quale promotore del convegno, è stato dai Reverendi Colleghi commesso l'onore di rendere edotta l'E. V. [Benito Mussolini, ndr] del seguente ordine del giorno, votato per acclamazione, dai convenuti nella Sala del Collegio Romano:

I sacerdoti vincitori delle gare granarie indette dal periodico "Italia e Fede" che ne interpreta la patriottica volontà di collaborazione con gli organi del Regime, ringraziano il Duce per essersi compiaciuto di accordare l'udienza richiesta come il più ambito dei premi delle loro vittorie granarie; esprimono ammirazione e riconoscenza al Duce per l'illuminata opera sua volta al raggiungimento di una maggiore giustizia sociale e di una vera solidarietà umana; confermano la loro volontà di collaborare, come per la vittoria del grano, come nella lotta contro le sanzioni e la conquista dell'Impero, a tutte le mete autarchiche dal Duce indicate per la completa libertà del pane italiano e del lavoro italiano; ciò perché l'Italia sia spiritualmente economicamente e militarmente pronta a difendere la sua pace, contro gli eventuali nemici della sua civiltà, contro i tentativi ostili dei suoi nemici senza Dio e senza umanità; il Clero del Fronte autarchico della Patria, con amore di sacerdoti e con passione di italiani, è con indefettibile devozione a disposizione del Duce, Fondatore dell'Impero per la grandezza e la prosperità del popolo italiano.

Duce, dopo la lettura dell'ordine del giorno, permettete io aggiunga che fra tutti i rapporti ai quali V. E.
[Vostra Eccellenza, ndr] assiste, questo, di Vescovi, di Parroci e Sacerdoti italiani, deve tornare fra i più graditi e importanti. Siamo i Ministri della Religione Cattolica che è la Religione d'Italia, Religione che V. E. ha messo in valore, mentre il demoliberalismo aveva ad essa contrastata ogni libertà. Siamo i Padri spirituali di quel popolo, che V. E., con grande amore e indefessa fatica, va educando a virtù di fortezza, ed elevando a migliori condizioni di vita morale e materiale. Siamo quindi i cooperatori di V. E. nell'arduo compito di preparare all'Italia generazioni più forti formandole per Cristo e per la Patria.

A nome dei nostri popoli diciamo grazie all'E.V. per l'incremento che V. E. dà all'agricoltura, alla bonifica, per l'importanza data con vera sapienza di illuminato Governo al problema demografico, al problema autarchico e alle provvidenze assistenziali per i lavoratori.


La nostra voce, eco della riconoscenza delle nostre popolazioni così semplici e buone, Vi torni gradita, Eccellenza. Scenda su di Voi la benedizione del Cielo, sia a Voi accordata la divina retribuzione di Cristo, che ritiene fatto a sé ciò che è fatto ai poveri.


Eccellenza! I preti d'Italia invocano e invocheranno sulla Vostra persona, sulla Vostra opera di restauratore d'Italia e Fondatore dell'Impero, sul Governo Fascista la benedizione del Signore ed una perenne aureola di sapienza e di virtù romane.

Duce! I Ministri di Cristo, i Padri del popolo rurale a Voi devotamente rendono onore, Vi benedicono, Vi protestano fedeltà. Con spirituale entusiasmo, con voce e con cuore di popolo gridiamo: Saluto al Duce! A noi!

Il discorso del Duce.


Il Duce, dopo aver espresso ai Vescovi, ai parroci e sacerdoti convenuti la sua soddisfazione di riceverli in Roma, in questo storico edificio, pone in rilievo come questa sia una riunione importantissima e nuova nella storia d’Italia: resa possibile da un altro evento di immensa portata di cui tra un anno ricorre il decennale; la conciliazione fra l’Italia e la Santa Sede, conciliazione che fu voluta fermissimamente dal Pontefice, al quale il Duce invita l’assemblea a rivolgere un pensiero. (L’assemblea scatta in piedi con una ovazione). Da quell’evento le relazioni tra Stato e Chiesa venivano poste sul terreno di una cordiale collaborazione che ha dato e darà sempre più i suoi frutti. Il Duce ricorda l’efficace collaborazione offerta da tutto il clero durante la lotta impegnata contro le orde abissine e anche contro le cosiddette civilissime orde del sanzionismo.

Ricorda con particolare simpatia l’esempio di patriottismo e di italianità offerto dai Vescovi che portavano il loro oro alle sedi dei Fasci, mentre i parroci incuoravano le popolazioni alla resistenza e alla tenacia. Quindi il Duce tributa il suo elogio al clero per la collaborazione svolta con il Regime nella battaglia per l’autarchia, e in particolar modo nel settore agricolo dove il clero ha dato un notevolissimo apporto, battaglia che sarà condotta sistematicamente sino in fondo.

Il Duce sollecita quindi i presenti a contribuire con la propria opera nella lotta contro l’urbanesimo allo scopo di mantenere sempre più alta la proporzione dei rurali nei confronti delle altre categorie della popolazione, di conservare solida, sana e credente la massa dei rurali; a collaborare infine nella lotta per il potenziamento numerico degli italiani, perché, solo le famiglie numerose danno i grossi battaglioni senza i quali non si conseguono le vittorie. E l’Italia, Nazione cattolica, ha ancora più il dovere di essere, per la sua potenza intrinseca e per la sua forza demografica, un baluardo della civiltà cristiana. Il Duce conclude dicendosi convinto di poter contare su tale collaborazione.


(10 gennaio 1938).

Bibliografia:
Pietro Scoppola, La chiesa e il fascismo. Documenti e interpretazioni, Laterza, Bari, 1971

martedì 3 luglio 2007

Elie Wiesel: le religioni e l'ombra del Male


«Cristiani, ebrei, musulmani: ormai nel nome di tutti i credo i fanatici guadagnano terreno»

Cercare di descrivere l'Assoluto significa sminuirlo o tradirlo. Come l'amore, si può essere pro o contro, ma non parlarne dall'esterno. Il linguaggio dell'amore può essere ingannevole proprio come quello dell'Assoluto (...). In linea di principio, l'Assoluto offre visioni ai mistici e terrorizza i pensatori, che raramente sanno come affrontarlo: come si fa a parlare dell'Assoluto in termini assoluti? Per il credente, Dio è assoluto. Malgrado il suo comportamento apparentemente paradossale, che sembra essere al tempo stesso misericordioso e giusto, inflessibile e caritatevole? Sì, malgrado questo, malgrado tutto. Dio si può permettere di essere assoluto nella sua essenza e relativo nei suoi atteggiamenti. Di conseguenza, per dirla con Kafka, è possibile parlare con Dio ma non di Dio. Il rabbino Eliézer Hakalir, un grande poeta liturgico dell'antichità, dice da qualche parte: Hou yedatif, heyitif - Se conoscessi Dio, sarei Dio. In altre parole: la conoscenza, in questo caso, non significa solo possesso ma anche identificazione. Ambizione forse troppo grande? (...). Nel romanzo La peste, Camus solleva una domanda interessante: si può essere santi senza Dio? Possiamo forse spostare il suo interrogativo nella direzione che ci interessa in questo momento: la ricerca dell' Assoluto è concepibile senza Dio? (...) Un tentativo del genere è stato fatto nel secolo scorso, segnato e ferito da due ideologie, due movimenti totalitari: il nazismo da una parte, il comunismo dall'altra, entrambi guidati da personaggi che l'avidità di potere assoluto aveva privato della capacità di raziocinio, Hitler e Stalin. Avendo conquistato la totalità del potere decisionale, essendo arrivati a invadere tutti gli ambiti della vita pubblica e privata dei loro rispettivi Paesi, l'obiettivo dei due dittatori era quello di cambiare non solo il mondo ma anche la condizione umana in sé. Per entrambi, qualsiasi decisione doveva essere, e in effetti lo era, definitiva, irrevocabile. Sottoposto alla medesima autorità, l'Assoluto diventava allo stesso tempo fine e mezzo, governando senza pietà a Berlino e a Mosca e non solo, in ogni Stato, provincia, città, villaggio. Il minimo gesto di opposizione o malcontento, la più semplice esitazione volevano dire il carcere, la tortura, la morte. Era forse, il loro, un Assoluto privo di Dio? Era un Assoluto concepito e messo in pratica da uomini che pensavano di essere Dio e che, dunque, tutto fosse loro permesso. Ciascuno, a suo modo, poteva contare sul sostegno entusiastico di milioni di sudditi appartenenti a tutte le sfere del Paese. Come ci spieghiamo questo, oggi? Con il loro attaccamento a un ideale? A un ideale qualsiasi, necessario se non indispensabile per il singolo, anche se quell'ideale - per la sua natura violenta e criminale, totalmente violenta, sanguinosa e criminale - è destinato a provocare una catastrofe giudicata irreparabile dai milioni di persone che ne furono vittime? Perché non ammetterlo? All' epoca, l'umanità si è dimostrata capace di raggiungere il male assoluto, mentre il bene assoluto restava inafferrabile. Erano i giorni e le lunghe notti in cui l' impossibile diventava possibile, l' impensabile diventava la norma. Fu fondato un universo parallelo al nostro, una creazione simile, o forse opposta, alla nostra, con le sue classi sociali, i suoi principi e i suoi mendicanti, profeti e schiavi, invenzioni e costumi, filosofia e linguaggio. In quei Paesi venivano violate, corrotte, le leggi stesse della natura: il cieco potere del più giovane e umile soldato delle SS era più grande di quello delle centinaia e centinaia di poeti e scienziati che aveva di fronte. A costoro era proibito guardarlo negli occhi: non si guarda negli occhi Dio, o la Morte, impunemente. Vestito con la sua uniforme nera, il soldato era la personificazione di un indiscusso diritto di vita o di morte. E l'uccisore di innocenti e dei figli di innocenti non si sentiva nemmeno colpevole. Oh sì, in quei tempi bui abbiamo imparato che c'erano migliaia di modi per morire, ma pochissimi per vivere mantenendo la fede nell'Assoluto. Oh sì, l'Assoluto stesso aveva perso il suo significato umano e la sua vocazione divina. Perché, quando l'Assoluto si trasformava in potere assoluto, diventava la negazione della libertà e il nemico di chi, la libertà, voleva difenderla. Era inevitabile. L'Assoluto finisce per chiudersi a chiave dall' interno. Non può respirare, accanto a chi mette in dubbio la sua legge. Soffoca i sogni e diventa efferato, dunque pericoloso. Questo valeva allora. E adesso? Stiamo forse assistendo a un ritorno della inesorabile ricerca dell'Assoluto? Sì, in tutte le religioni di oggi in cui gli estremisti guadagnano terreno in numero e forza. Lo so: dentro di voi, il pensiero va all'Islam, ma l'Islam non è il solo a sedurre fanatici. Il cattolicesimo ha i suoi, così come il protestantesimo e l'ebraismo. Fu un giovane fanatico ebreo ad assassinare il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin. Per quanto riguarda l'Islam, lungi da me l'intenzione di condannare un'intera religione - non ho mai creduto nelle colpe collettive - ma mi sento in dovere di denunciare la nuova ondata di nemici dell'umanità, i terroristi kamikaze, che rappresentano una minaccia per la civiltà (...). Sostengono di agire in nome della loro religione e si considerano martiri. Ma tanto la tradizione giudaica quanto quella cristiana ci insegnano che un vero martire non è qualcuno che uccide per Dio, ma qualcuno che muore per Dio. Chiunque pretenda di commettere omicidi in nome di Dio lo trasforma nel complice di un omicidio. L'Inquisizione non ha certo dato lustro alla Chiesa. Ricordate le parole rivolte da Giordano Bruno ai propri giudici in Campo de' Fiori a Roma: forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla (...). La ricerca dell'Assoluto può essere proficua anche se rimane vana? A questa domanda io risponderei di sì: sì, a patto che rimanga vana. L'Assoluto è plausibile come sfida, nel senso platonico del termine. È quando raggiunge il proprio obiettivo che la ricerca si trasforma in una minaccia (...). Io credo nella validità e nella forza delle domande, mentre diffido di coloro che sostengono di aver trovato le risposte. Sono fanatici. Rifiutando il fanatismo in tutte le sue forme, chiedo che mi venga riconosciuto un piccolo diritto, già celebrato da Erasmo e Montaigne: il diritto del dubbio. E un altro, che lo precede di secoli e secoli, plasmato e illustrato dai grandi maestri del Talmud di Gerusalemme e di Babilonia: il diritto di entrare in dialogo. È solo quando fallisce il linguaggio che emerge la violenza. E allora ce ne vergogniamo, e proviamo rimorso. Come si combatte l'Assoluto? Il suo opposto non è né il nichilismo né un altro assoluto. È il prepotente bisogno dell'uomo di restare umano persino in circostanze disumane. E il riconoscere nell'«altro» non un essere inferiore o un nemico, ma un proprio simile e un alleato. Solo una persona come me può gettarmi nella disperazione; e solo una persona come me può trasformare la mia disperazione in speranza. (Traduzione di Carlo Prosperi © Elie Wiesel, per gentile concessione di Luigi Bernabò Associates)

Corriere della Sera, 26 giugno 2007

domenica 24 giugno 2007

Accoppiamenti bestiali











«La chiesa è contro l’uso del preservativo. I rapporti sessuali tra uomo e donna debbono essere naturali. Non ho mai visto un cane usare un preservativo in un rapporto sessuale con un altro cane».


















Dal sermone di Rafael Llano Cifuentes, arcivescovo ausiliario di Rio de Janeiro, documentato dal programma televisivo Panorama della Bbc, mandato in onda il 27 giugno 2004.

mercoledì 20 giugno 2007

Pillole di fanatismo omicida
















«If God had decreed from all eternity that a certain person should die of smallpox, it would be a frightful sin to avoid and annul that decree by the trick of vaccination».
(Se Dio avesse stabilito dall’eternità che una determinata persona dovrà morire di vaiolo, sarebbe uno spaventoso peccato evitare e annullare tale decreto grazie all’inganno della vaccinazione).

Il reverendo Timothy Dwight, teologo e rettore dell’Università di Yale (New Haven) dal 1795 al 1817.

sabato 16 giugno 2007

Appropriazioni indebite
















«Se il governo decide su questioni di coscienza, allora perché mai gli uomini hanno una coscienza?».


Henry David Thoreau, On the Duty of Civil Disobedience, 1848 (pubblicato in Aesthetic Papers con il titolo Resistance to Civil Government nel 1849).